ecco qualche stimolo

Hillman, con la sua Teoria della ghianda ci dice che ognuno di noi è venuto al mondo con un'immagine che lo definisce.

 

Platone lo chiamava il Daimon, ovvero quell'insieme di caratteristiche insite in noi, a volte addirittura non ancora a noi note.

Il compito del Coach è di aiutarti nella scoperta delle tue Unique Selling Proposition, per usare un'analogia commerciale.

carta goffrata
tavola ghianda.jpg
tavola ghianda Quercia.jpg
carta goffrata
tavola_non_flow.jpg
tavola_flow.jpg

Il FLOW, teorizzato da Csikszentmihalyi, è uno stato in cui ci troviamo quando ci confrontiamo con situazioni stimolanti, ma non impossibili.

 

In queste situazioni raggiungiamo un grado di concentrazione apicale e siamo difficilmente disturbabili da stimoli esterni, anche dello scorrere del tempo.

Siamo talmente assorti nell'attività che lo determina, da non avere preoccupazioni, né altri pensieri.

Raggiungiamo uno stato di benessere.

Sappiamo cosa dobbiamo fare per portare a termine l'obiettivo ed abbiamo tutto chiaro nella nostra mente.

Siamo quasi in una situazione di estasi.

Un'estrema  motivazione interna ci pervade e siamo mossi dalla passione, quasi perdendo di vista l'obiettivo finale.

Non abbiamo perdite di tempo, né di concentrazione, tutto scorre alla pressione massima.

Scegli dei momenti in questa settimana e chiediti se stai provando queste sensazioni.

Se sì, sei allineato al tuo potenziale, quindi vale la pena di approfondire, qualunque esso sia.

 “Quando ero piccolo adoravo il circo, mi piacevano soprattutto gli animali.

Ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l’animale preferito di tanti altri bambini.

 

Durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune… ma dopo il suo numero, e fino ad un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.

Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri.

E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Era davvero un bel mistero: Che cosa lo teneva legato, allora? Perchè non scappava?

Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell’elefante e del paletto e ci pensavo soltanto quando mi imbattevo in altre persone che si erano poste la stessa domanda.

Per mia fortuna, qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato abbastanza saggio da trovare la risposta giusta:

L’elefante del circo non scappa perchè è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo.

 

Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto.

Sono sicuro che, in quel momento, l'elefantino provò a spingere, a tirare e sudava nel tentativo di liberarsi.

Ma nonostante gli sforzi non ci riusciva perchè quel paletto era troppo saldo per lui.

Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo e così il giorno dopo e quello dopo ancora...

Finchè un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l'animale accettò l'impotenza rassegnandosi al proprio destino.

 

L’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.

Reca impresso il ricordo dell'impotenza sperimentata subito dopo la nascita.

Non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più...”

 

“Proprio così, Demiàn. Siamo un po' tutti come l'elefante del circo: andiamo in giro incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà.

Viviamo pensando che “non possiamo” fare un sacco di cose semplicemente perchè una volta, quando eravamo piccoli, ci avevamo provato ed avevamo fallito.

Allora abbiamo fatto come l'elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio: non posso, non posso e non potrò mai. Siamo cresciuti portandoci dietro il messaggio che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci del paletto.

Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppie facciamo cigolare le catene, guardiamo con la coda dell'occhio il paletto e pensiamo: non posso, non posso e non potrò mai”.

Jorge fece una lunga pausa. Quindi si avvicinò, si sedette sul pavimento davanti a me e proseguì:

“E' quello che succede anche a te, Demiàn. Vivi condizionato dal ricordo di un Demiàn che non esiste più e che non ce l'aveva fatta.

L’unico modo per sapere se puoi farcela è provare di nuovo mettendoci tutto il cuore… tutto il tuo cuore!”

Jorge Bucay, “Lascia che ti racconti. Storie per imparare a vivere”

carta goffrata
tavola_elefantino.jpg
tavola_elefante.jpg
carta goffrata
WhatsApp Image 2021-02-26 at 13.48.04.jp
WhatsApp Image 2021-02-26 at 13.46.20.jp

Ad inizio 2015 mi sentivo sopraffatto dal lavoro e dal master appena iniziato.

Dopo poco meno di un mese, in azienda decisero di assegnarmi un altro cliente.

Al momento vissi l'informazione come un ulteriore incarico, che mi avrebbe solamente dato noie.

Mi venne però fatto notare che lavoravo meglio quando il carico era alto e da lì iniziai a rifletterci

 

Durante il lockdown dell'anno scorso la mia sveglia non è mai suonata in ritardo.

Appena sveglio iniziavo a lavorare, per poi perdere il mio ritmo durante il giorno.

 

Durante una sessione ho analizzato la problematica ed il mio piano di azione è stato quello di iniziare la giornata leggendo, fino all'inizio dell'orario di lavoro.

Non ho fatto altro che aumentare il carico della lavatrice, che  ha ricominciato a girare al massimo dei giri.  

In una delle mie sessione da Coachee ho interiorizzato un proverbio: "Cadendo, la goccia scava la pietra, non per la sua forza, ma per la sua costanza"

Nella gestione di un progetto personale mi arrabbiavo ad ogni errore della mia controparte, quasi mortificandola.

Invece, ho poi capito che avrei ottenuto molto di più comportandomi in modo gentile, ma costante, come una goccia continua che, piano piano, modella la superficie su cui cade, che le si adatta.

Infatti, un getto distrugge il terreno su cui sbatte, rendendolo permeabile all'acqua, come  una continua aggressione verbale diventa indifferente a chi la subisce.

carta goffrata
acqua_Tavola disegno 1 copia 7 (3).jpg
acqua_Tavola disegno 1 copia 6 (1).jpg
carta goffrata
1eec100e-f928-46cb-a42d-33dd2733e8bd.jpg
23ac7496-f624-41a0-ac30-4b01b5440d98.jpg

Ognuno di noi ha un diverso stile di leadership ed altrettanto reagisce diversamente in funzione di come gli altri si rapportano a lui.

C'è chi è più assertivo, autorevole od autoritario.

"Il bastone o la carota" non considerano però un aspetto fondamentale della motivazione, ovvero la motivazione interna, quella che ci fa sentire allineati ai nostri potenziali, valori ed esperienze.

Spesso cerchiamo un premio tangibile, quando invece l'unico premio capace di smuoverci è l'essere allineati con noi stessi e quello che rappresentiamo e crediamo, senza mai dimenticare che siamo sempre in cambiamento.

"È un bambino molto intelligente e questo proprio perché gli parlo come a un adulto” può sembrare un'affermazione forte, soprattutto se la colleghiamo a chi l'ha effettivamente fatta non molto tempo fa.

In realtà, già Eric Berne, con la sua Analisi Transazionale, si soffermò sulla necessità di una relazione "tra adulti" per permettere lo sviluppo della propria consapevolezza, con dei dati, e non emozioni, alla base.

Questo è esattamente il tipo di Relazione sulla quale il Coachee può contare con il suo Coach, in cui si sente a suo agio, valorizzato e soprattutto centrato razionalmente su sé stesso.

Il Coachee, così, può essere "Artefice di sé stesso" e pronto ad allinearsi ed esprimere il suo Potenziale.

carta goffrata
WhatsApp Image 2021-01-26 at 19.38.38 (1
carta goffrata
Immagine_edited.jpg

Abbiamo tutti mille propositi, mille idee che ci frullano per la testa, ma qualcosa ci tieni fermi: il perfezionismo.

Non siamo mai soddisfatti, vogliamo essere i migliori, vogliamo essere sicuri che il tempo che investiamo sarà ripagato, che frutterà.

In realtà ci confrontiamo, però, con un risultato non riuscito e non realizzabile, idealizzato.

Buttati: la differenza sta nell'azione.

FATTO E' MEGLIO DI PERFETTO!